 |
La Storia del
VIC 20
Il VIC 20 fa il suo debutto nel giugno del 1980 al Computer
Electronics Show, ma il suo sviluppo ha inizio quasi per caso
due anni prima. La Commodore stava progettando e costruendo
il "Video Interface Chip 6506" o VIC1 per il mercato
dei videogiochi che però stava iniziando
a collassare. Non essendo riuscita a vendere il chip, Commodore
decise di utilizzarlo in un home computer poco costoso.
Tra
il 1981, quando il VIC entrò nelle vetrine dei negozi,
e i primi mesi del 1985, quando l'ultima linea di produzione
VIC si interruppe, ne furono vendute più di 2,5
milioni di unità. La catena di montaggio del VIC 20
ebbe un'impennata di produzione che arrivò a 9000
pezzi al giorno, facendo raggiungere al VIC il record
di primo home computer a vendere più di 1 milione
di unità.
Indiscrezioni riportano che durante il suo sviluppo il VIC
20 veniva chiamato MicroPET e c'e' anche un lungo dibattito
sull'origine del numero "20" nel nome.
I responsabili dello sviluppo del VIC e l'autore di "The Home
Computer Wars", Michael Tomczyk, asseriscono che il numero "20" è stata
solo una scelta dettata dal caso e dal fatto che "come
nome suonava bene".
Il VIC 20 aggiunse altri primati alla Commodore:
Il Commodore KIM1, destinato al mercato degli hobbisti, fu
il primo computer su singola piastra. Il Commodore PET, destinato
al mercato business e ai neofiti, fu il primo computer completo.
Il commodore VIC20, per il mercato casalingo, fu il primo
computer
a colori che veniva venduto come "computer per le masse" ad
un prezzo inferiore a 300 dollari.
| Il cuore del VIC 20 era la CPU MOS 6502, 8bit, 1mhz.
Con l'aggiunta di buona (per l'epoca) grafica e sonoro
la Commodore aveva
tra le mani un cavallo vincente. Alcune documentazioni riportano
che il VIC e il Commodore PET fossero compatibili, ma nella
realtà questo non accadde. Il VIC e il PET utilizzavano
mappature della memoria completamente diverse. Le istruzioni
PEEK e POKE non erano compatibili e il VIC aveva 22 caratteri
per schermo, mentre il PET 40. A conti fatti l'unica compatibilità poteva
verificarsi con software scritto in un rudimentale Basic 2.0.
Comunque, a parte questa diversità, il VIC era compatibile
con la maggiorparte delle periferiche del Commodore 64. |
|
 |
Jack Tramiel, fondatore, presidente
(e anima) della Commodore Computers, disse ai suoi ingegneri
che
avrebbero potuto utilizzare sulla nuova macchina solo chip
da 1k perchè l'azienda ne aveva grandi quantità in
deposito e non poteva utilizzarli in nessun altro progetto.
Alla fine il VIC 20 si trovò con 5.5 k di RAM, di
cui 2 utilizzate dal sistema operativo BASIC. Per sviluppare
davvero qualcosa in così poco spazio l'unica via
per i programmatori era lavorare in linguaggio macchina.
Ma sfortunatamente 3.5k non erano abbastanza neanche per
caricare un compilatore decente e per questo gli sviluppatori
spesso erano costretti a scrivere in codice macchina "a
mano". Fortunatamente per loro, in seguito, Commodore
distibuirà memory cartridge aggiuntive da 3k , 8k
e 16k. |
Per qualcuno il Vic 20 è sempre stata una macchina
poco potente e sovrastimata, ma fatto stava che i consumatori
ne compravano tante quante Commodore era capace di sfornarne.
Oltre che dal
prezzo, i consumatori erano attratti dal VIC perchè molti
software venivano distribuiti direttamente su cartucce ROM.
Niente difficoltà di caricamento, niente manualoni da
leggere o programmi da scrivere. Bastava infilare la cartuccia
e il programma era bello e disponile. L'amichevole Basic 2.0
Operating System del VIC si autoeseguiva ad ogni accensione
della macchina, pronto per lavorare. Nessuna
periferica era necessaria, bastava solo una TV per monitor.

Infiniti programmatori si sono fatti le ossa su un VIC 20
comprato per Natale o per il Compleanno, anni prima che qualsiasi
scuola di informatica potesse offrire
un corso di programmazione decente.

Numerose periferiche, come la stampante, il modem, il floppy
drive e il lettore di cassette vennero distribuiti in base
alle richieste di mercato. Un VIC 20 adeguatamente accessoriato
con modem e scheda era una delle poche possibilità all'epoca
per connettersi ad una BBS o a servizi di informazione online
pre-internet come Compuserve in America.
Il VIC 20 venne rapidamente distribuito in tutti i mercati
mondiali e qualche volta il suo nome veniva cambiato per renderlo "più familiare" ai
consumatori.
Ad esempio in Germania il VIC 20 venne chiamato
VC-20 perchè il nome originale letto in tedesco aveva
il suono molto simile ad una parolaccia!. Inoltre "VC-20" faceva
il verso alla casa automobilistica Volkswagen:
come l'azienda produceva "macchine per il popolo" (Volks-wagen)
così Commodore produceva "computer per il popolo" (Volks-computer).
Inutile dire che fu un successo. In Giappone il VIC-20 era
VIC-1001.

il VC-20 VolksComputer - in Germania
La Commodore, in passato, aveva distribuito il PET attraverso
canali estremamente selezionati fatti di rivenditori e punti
vendita
autorizzati.
Questo dava al PET un'immagine di oggetto per i professionisti
a discapito di una vendita di massa. Quando arrivò il
VIC, Commodore cambiò completamente strategia: L'obiettivo
era vendere il VIC 20 ovunque! In pochissimo tempo praticamente
tutti i negozi e le grandi
catene allestirono un'angolo dedicato
al VIC. Anche attività commerciali che mai si sarebbero
sognate di vendere computer offrivano computer VIC 20...ferramenta
compresi!
Ovviamente i rivenditori e i punti vendita autorizzati rimanevano,
ma venivano per lo più utilizzati come centri assistenza
qualificati e non come punti vendita.
Il tardo 1982 fu però l'inizio della fine: il più costoso
ma molto più potente Commodore 64 veniva annunciato.
Non appena il VIC 20 si affermò come bene di massa e molti
negozi e molte catene nazionali ed internazionali ne
stavano
acquisendo grandi stock, iniziarono a trapelare da canali
non ufficiali notizie riguardanti la produzione di un nuovo
Commodore. Ciò provocò
ovviamente grande eccitazione da parte dei consumatori, ma
infinite preoccupazioni per i negozianti che
temevano di perdere i soldi
(parecchi) investiti nel VIC.
Quando il Commodore 64 uscì sul mercato, il prezzo
del VIC-20 calò, come previsto, rovinosamente. I rivenditori
con grossi stock a terra di VIC 20 cercarono di non svendere
il prodotto, ma con scarsi risultati. Ormai non c'era più posto
per il venerabile VIC sulle catene di montaggio Commodore e
gli acquirenti chiedevano a gran voce il Commodore 64.
Nel 1984 un mito era finito, ma uno nuovo, più grande stava
per nascere: Il Commodore 64.
|